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mercoledì 23 aprile 2008

+6 "io ci rinuncio"

DAL SITO RAINEWS24

Sei morti nella sola giornata di ieri nei luoghi di lavoro, a Taranto, nel padovano, vicino a Frosinone, sulla linea ferroviaria Bologna-Ferrara e alla Fincantieri di Monfalcone. In gravi condizioni altri due operai, uno a La Spezia e uno nel Salernitano. I sindacati Fim Fiom e Uilm hanno proclamato per
oggi uno sciopero di un'ora in tutti gli stabilimenti del gruppo Fincantieri, di otto ore a Monfalcone.

Si chiamava Iuko Jerco e aveva 41 anni il lavoratore croato morto nel tardo pomeriggio di ieri al cantiere Fincantieri di Monfalcone (Gorizia).
L'episodio e' avvenuto all'interno di un'officina e l'operaio, che lavorava per conto di una ditta croata sarebbe rimasto schiacciato da un macchinario.

Cancelli bloccati alla Ilva di Taranto
Centinaia di lavoratori delle ditte dell'appalto dell'Ilva di Taranto questa mattina hanno bloccato i cancelli delle portinerie-imprese dello stabilimento per richiamare l'attenzione sulle condizioni di sicurezza all'indomani dell'incidente costato la vita a Gjoni Arjan, di 47 anni, di nazionalita' albanese, che lavorava per una ditta in appalto per l'Ilva di Taranto.
Il primo turno di lavoro, che avrebbe dovuto cominciare alle 7, per i lavoratori dell'appalto-Ilva non e' ancora cominciato.

E' morto in ospedale Gjoni Arjan, 47 anni, operaio della ditta Pedretti, impresa che lavora in appalto per l'Ilva di Taranto, caduto mentre insieme con il caposquadra stava lavorando all'assemblaggio di strutture metalliche su una passerella a 15 metri da terra. L'uomo aveva riportato gravissimi traumi al torace e alle gambe. Sulla dinamica dell'incidente indagano i carabinieri della compagnia di Taranto.

Le altre vittime
Due fratelli, Stefano e Diego Trovo', sono morti folgorati alla 'Eurosfusi', un'azienda di autotrasporti di Schiavonia d'Este (Padova). Pare che i due stessero lavorando alla pulizia della cisterna di una betoniera quando con una lunga spazzola idraulica hanno toccato i cavi della linea a media tensione, venendo raggiunti da una scarica elettrica.

Un operaio edile è morto ieri mattina precipitando da un'altezza di otto metri mentre stava lavorando alla ristrutturazione del tetto di un'abitazione di Villa Santo Stefano, nel frusinate.

Un altro incidente mortale è avvenuto nel ferrarese, la vittima è un operaio bosniaco di 21 anni, Adis Masinovic, residente nella provincia di Treviso.

Due i feriti
Un operaio 40enne spezzino, dipendente di una ditta privata che sta effettuando lavori edili di risistemazione del manto stradale al molo Fornelli del Porto della Spezia, stava lavorando sulla banchina dello scalo quando è finito col braccio in una pompa di cemento. Il ferito è stato trasportato in gravi condizioni in elicottero prima all'ospedale San Martino di Genova e poi al San Paolo di Savona, nel disperato tentativo di salvargli l'arto.

La gamba sinistra amputata e l'altra a rischio. E' questo l'infortunio subito oggi da un operaio in provincia di Como. La vittima e' Oscar Facheris, 46 anni, dipendente in una azienda di Senna Comasco. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, l'uomo e' rimasto schiacciato da un muletto in movimento per cause ancora da chiarire. Il quadro clinico del ferito e' definito dai sanitari "decisamente complesso".

giovedì 10 aprile 2008

Operaio cade in un cantiere. In Sardegna e' il terzo incidente sul lavoro in 3 giorni

DAL SITO RAINEWS24

E' morto per le gravi ferite riportate in una caduta l'operaio soccorso nel pomeriggio a Portovesme, nel Sulcis-Iglesiente, in un incidente sul lavoro. E' il terzo morto registrato in Sardegna negli ultimi tre giorni.

L'incidente, che ha provocato lo sfondamento della base cranica del lavoratore, è avvenuto poco dopo le 16 in località Paringianu alla Sicmi Montaggi, una ditta che ha in appalto attività di manutenzione negli stabilimenti industriali di Portovesme. A chiamare il 118 sono stati - secondo le prime frammentarie informazioni - i colleghi di lavoro dell'operaio, che perdeva molto sangue.

L'uomo stava lavorando su un cilindro quando, per cause in corso di accertamento, è caduto da un'altezza di quattro metri.

A Cagliari morto un elettricista in un tombino

Un operaio intento nella sistemazione di una pompa sommersa è morto ieri sera a Cagliari. E' stato trovato poco dopo le 21:30 con il viso immerso in un tombino colmo d'acqua.

Il fatto è avvenuto in via Boiardo, nel cortile di un palazzo della Telecom, dove un elettricista di una ditta privata, Eolo Casu, di 49 anni, di Mogoro, stava lavorando da solo alla sistemazione di una pompa. Ancora non è chiaro come sia accaduto l'incidente.

L'uomo potrebbe essere rimasto folgorato e poi esser caduto nel tombino pieno d'acqua o è rimasto incastrato e non è riuscito a sollevarsi. Per individuare le cause della morte il magistrato competente ha disposto un'autopsia. In Sardegna è la seconda morte sul lavoro in due giorni.

Sull'incidente la magistratura di Cagliari ha aperto un'inchiesta. Nel registro degli indagati è stato iscritto il titolare della ditta per la quale lavorava la vittima.

Un atto dovuto: le indagini avviate dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia dovranno infatti stabilire, oltre alle cause della morte, eventuali responsabilità nel caso venissero accertate violazioni delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro.

Sepolto da una frana
Lunedì scorso un altro operaio era morto sepolto da una frana in una cantiere stradale sulla statale 131.

mercoledì 27 febbraio 2008

IL TESTO UNICO

DAL SITO L'UNITA'


Tra gli affari correnti da sbrigare, c'è la emanazione dei decreti attuativi in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro. «Se non si procede in tempi brevissimi ad attuare i decreti legislativi», spiega il sottosegretario al Lavoro, Antonio Montagnino - la legge delega 123, scadrebbe il 24 maggio e bisognerebbe a quel punto ricominciare l'iter dall'inizio».

Montagnino lancia quindi un appello perché si giunga all'approvazione di questi decreti ad ampia maggioranza. Lo si faccia in modo «bipartisan» entro la fine di marzo, dice il sottosegretario del Lavoro, «non voglio mancare di rispetto all'autonomia del Parlamento, bisogna tuttavia dare risposte e certezze ai lavoratori esposti quotidianamente a rischi infortuni».

Il Testo Unico su salute e sicurezza andrà in Consiglio dei ministri già nei prossimi giorni. Martedì Montagnino e il sottosegretario alla Salute, Gian Paolo Patta, hanno concluso i lavori per il titolo I del Testo Unico e sono in via di ultima definizione anche gli altri titoli sulle parti speciali. «Con questo decreto legislativo che ha avuto oggi l'ok del governo», anticipa Montagnino a Unità online, «abbiamo risposto alla maggioranza dei punti contenuti sulla delega approvata il 23 luglio 2007.

«Abbiamo determinato il campo di applicazione della normativa», vale a dire i settori di attività lavorativa («che sono tutte le aziende»), le tipologie di rischio («Tutte», rivela, «rischio fisico, chimico, esplosioni, incendio e così via»), le norme riguardanti il sistema istituzionale solo per il ministero della Salute, del Lavoro e l'Inail «ma abbiamo anche previsto commissioni permanenti per la salute e sicurezza sul lavoro, comitati di coordinamento per la attività di vigilanza, sistema informativo nazionale per la prevenzione sui luoghi di lavoro.

Mercoledì il provvedimento sarà diffuso per intero, spiega. Per ora, viene prevista «la normativa riguardante la formazione dei datori di lavori e dei soggetti operanti nella sicurezza», dice, vale a dire i lavoratori, i datori di lavoro, i rappresentanti dei lavoratori della sicurezza sia aziendali che territoriali. E poi, «abbiamo previsto attività promozionali per la diffusione della norma sulla sicurezza con tre tipologie d'interventi: uno che riguarda un sistema formativo nelle scuole con appositi programmi, l'altro che riguarda il sistema formativo nel suo complesso, il terzo il sistema delle piccole e medie imprese per potere adeguare alle prescrizioni sulla sicurezza sul lavoro».

«Per questi tre interventi è prevista già in finanziaria una dotazione di 50 milioni di euro», conclude. «E questi 50 milioni si aggiungono ai 200mila euro che abbiamo previsto sulla legge 123 del 3 agosto, che prevede in pratica un credito d'imposta in favore delle aziende che attuano i programmi dei lavoratori e della sicurezza formativi».

Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, auspica che, prima della fine della legislatura il governo approvi presto il decreto sulla sicurezza del lavoro, «perché lo deve alle vittime e al mondo del lavoro. Mi piacerebbe che il congedo di questo governo avvenga con questo atto, perché segnerebbe ciò che di buono è stato fatto e si sarebbe potuto fare, ma non si è potuto fare.

«Dopo la tragedia della ThyssenKrupp - ha aggiunto Epifani a margine del convegno "Per una sinistra di governo - la sicurezza sul lavoro è diventato un tema che ha risvegliato l'attenzione e la sensibilità dell'opinione pubblica, che si era un po' assuefatta agli incidenti e alle vittime sul luogo di lavoro».





martedì 5 febbraio 2008

LO SCOPPIO DI UN FORNO

SCOPPIA UN FORNO NEL TORINESE FERITI DUE OPERAI

Un'esplosione questa mattina in una fabbrica di lavorazione metalli a Collegno (To) ha provocato il ferimento di due operai. E' successo tra le 6 e le 6,30, in via Rosa Luxemburg. Lo scoppio e' avvenuto dopo l'accensione di un forno, per cause ancora da accertare. I feriti sono un uomo di 42 anni, ricoverato all'ospedale Martini di Torino e le cui condizioni non sarebbero gravi, e un uomo di 41 anni, ricoverato attualmente al Cto di Torino in prognosi riservata.




lunedì 4 febbraio 2008

420 minuti

Incidenti sul lavoro: ogni 7 ore un morto

ANSA
ROMA - Un milione di incidenti l'anno e piu' di mille morti, un lavoratore ucciso ogni 7 ore: e' il bollettino della 'guerra a bassa intensita'' che ancora oggi torna a denunciare l'Anmil, l'associazione dei mutilati ed invalidi del Lavoro, che dal campo di battaglia dei reduci e delle vittime di questa guerra lamenta le troppe leggi inapplicate, le tutele negate, le ''buone leggi che restano solo sulla carta''.

Al punto che i fatti, dopo tanto parlare di prevenzione, dicono semplicemente che con il personale a disposizione impegnato a questo scopo, se si dovessero controllare tutte le aziende italiane, ognuna di esse riceverebbe, stima l'Anmil, un controllo ogni 23 anni. ''Non si puo' dire che in Italia un fondamentale diritto della persona, ossia il diritto alla vita e alla sicurezza di ciascuno nel normale svolgimento della propria attivita' sia garantito'', e' il grido di allarme del'associazione che oggi, accompagnata dal Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, e' stata ricevuta dal Capo dello Stato al quale ha consegnato un nuovo rapporto su quello che e' lo stato della tutela delle vittime di questa Caporetto quotidiana.

''Non si tratta di un fenomeno marginale e in via di estinzione, ma di un effetto perverso che sembra profondamente innervato nel modo di produzione e nello stesso modo di essere della modernita': in realta', siamo in presenza di un fenomeno sociale di massa, sebbene la societa' non lo riconosca come tale. Di certo una vera e propria guerra a bassa intensita', che di regola si svolge nell'ombra e nel silenzio'' denuncia il presidente, Piero Mercandelli, che parla di una ''vergogna che macchia il Paese, che ignora il diritto al lavoro e alla sua sicurezza'' e di una ''contabilita' spesso arida e anonima, persino controversa, che non ha sussulti neanche di fronte alla fine di una vita''.

Le statistiche parlano di un'Italia che stenta piu' di altri Paesi a porre un limite a questa carneficina: in dieci anni gli infortuni mortali nel nostro Paese sono diminuiti del 25,49%, in Germania del 48,3%, in Spagna del 33,64%, nell'Unione Europea del 29,41%. I numeri, dice l'Anmil, ci dicono che realmente e' possibile fare di piu', che altri ci sono riusciti, salvando cosi' centinaia di vite. ''Il male dell'Italia e' che le leggi sembrano esistere solo sulla carta e la speranza e' che la stessa sorte non tocchi anche a quella varata nell'agosto del 2007, particolarmente avanzata nei principi ispiratori e nelle previsioni normative, ma oggi a rischio di restare incompiuta a causa delle vicende politiche''.

E anche per questa legge sulla sicurezza e tutela del lavoro, si evidenzia che a cinque mesi dalla sua entrata in vigore, i coordinamenti provinciali delle attivita' ispettive stanno appena muovendo, quando va bene, i primi passi. Anche sul fronte penale i reati di omicidio colposo o lesioni conseguenti al mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro sono - dice l'associazione - sostanzialmente impuniti, vuoi per i tempi della giustizia vuoi per l'indulto intervenuto nel frattempo. I rimedi, ripete l'Anmil, sono noti e basterebbe avere la ''volonta' di porli in essere''.

E, quindi, investire sulle attivita' di prevenzione e controllo; introdurre sanzioni adeguate alla gravita' ed alle conseguenze dei comportamenti;organizzare un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri l'applicazione certa e rapida delle sanzioni;promuovere iniziative informative e formative che sviluppino una maggiore attenzione alla prevenzione. ''In sostanza - conclude l'Anmil - qu

giovedì 31 gennaio 2008

Pochi spiccioli


Bankitalia
44 miliardi di euro sottratti al lavoro
Roberto Romano

La Banca d'Italia ha appena pubblicato l'indagine sui bilanci delle famiglie e tutti i commentatori hanno evidenziato la distribuzione della ricchezza che è concentrata nel decile più alto: il 45% della ricchezza è posseduta dal dieci per cento delle famiglie più ricche. Se la ricchezza è un indicatore importante, il reddito è un indicatore che più di altri interessa la capacità contrattuale del sindacato. Infatti, la ricchezza interessa di più l'attività fiscale dello stato che l'attività contrattuale. In questo senso l'idea di una patrimoniale - riproposta ieri da Galapagos - non è così fuori posto, in particolare se consideriamo che il reddito da capitale ha manifestato dei forti tassi di crescita in termini di flusso e di stock.
Ma l'indagine della Banca d'Italia permette una valutazione del reddito da lavoro dipendente, indipendente, da trasferimenti e da capitale. Attraverso la raccolta delle indagini della Banca d'Italia dal 1993 al 2006 è stato possibile «quantificare» la minore-maggiore disponibilità delle diverse tipologie di reddito e capire, così, meglio come si è modificato la distribuzione del reddito tra le varie classi sociali.
Proviamo a considerare i due estremi dell'indagine della Banca d'Italia, cioè 1993 e 2006. Il reddito da lavoro dipendente nel 1993 era pari al 43,7% del Pil, mentre nel 2006 era pari al 40,7%. Sostanzialmente il reddito da lavoro dipendente ha perso peso «economico» all'interno del flusso di reddito realizzato dal paese nel corso di questi ultimi 13 anni. Il reddito da libera professione aumenta, invece, dal 12,9% del pil al 15,1%, cioè cresce in misura maggiore della crescita del pil. Il reddito da trasferimenti (previdenza ed altro) passa dal 22,1% al 23,5% del pil. L'incremento, seppur contenuto, è legato agli interventi dello stato per far fronte alla crisi del sistema economico. I redditi da capitali diminuisco leggermente, scendendo dal 21,3 al 20,7% del Pil.
Utilizzando la destinazione percentuale del reddito del 1993 per il 2006 è possibile calcolare quanto reddito è stato perso e/o guadagnato dalle diverse tipologie di reddito. I risultati sono importanti, ancorché non sorprendenti. Rimane comunque alta la «cifra» di reddito potenziale perso dal reddito da lavoro dipendente che non può essere in nessun modo soddisfatto da una diversa redistribuzione del carico fiscale. Infatti, teoricamente il reddito da lavoro dipendente tra il 1993 e il 2006 avrebbe perso qualcosa come 44 miliardi di euro; il reddito da libera professione avrebbe guadagnato 32,5 miliardi e il reddito da capitale perso poco più di 3 miliardi.
Occorre sottolineare che la quota di reddito da lavoro dipendente è diminuito in presenza di una forte crescita del numero dei lavoratori dipendenti. Evidentemente chi entra nel mercato del lavoro ha reddito di ingresso non solo saltuari, ma anche troppo più bassi rispetto a chi è integrato nel mondo del lavoro. Sostanzialmente la creazione di nuove figure contrattuali (44) ha eroso alla fonte la possibilità di intercettare quote crescenti di reddito.
Se la contrattazione negli ultimi due anni ha permesso il mantenimento della quota di reddito da lavoro dipendente sul Pil rispetto al 2002, in realtà c'è stata una lieve crescita, salari di ingresso troppo bassi non potevano spostare quote di reddito. L'indagine della Banca d'Italia sottolinea come l'intervento fiscale sui redditi da lavoro dipendente sia insufficiente, non tanto nelle intenzioni, quanto nella efficacia. Spostare un punto di Pil verso il reddito da lavoro dipendente è una frazione dei 3 punti di pil persi dal lavoro dipendente. La contrattazione e il suo modello diventano in questo modo strategici.



mercoledì 30 gennaio 2008

Contadini, Operai, Impiegati.

DAL IL MANIFESTO

Il lavoro in diretta materializza gli invisibili
Fiat e ThyssenKrupp raccontate dagli operai. L'inchiesta di Primo Piano che guarisce la «smemoratezza»
Loris Campetti

Contadini, operai, impiegati. Vale a dire lavoro. Quel lavoro di cui si è timidamente tornati a parlare scoprendo che esiste ancora, ma non garantisce più il riscatto sociale per sé e per i figli, in conseguenza delle accresciute ingiustizie che impoveriscono chi vive del suo salario. Un lavoro che colloca l'operaio sotto la soglia di povertà e colpisce una fascia importante di borghesia, quel ceto medio che una volta si sarebbe detto proletarizzato. Per non parlare del lavoro nei campi, dove più che quarant'anni fa vige il caporalato, regnano nero e sommerso e il bracciante è spremuto più delle olive nel frantoio o è comandato, come le olive abbandonate in terra non raccolte, a marcire. Il lavoro dipendente che non muore, mentre muoiono i lavoratori, ogni giorno, tre o quattro al giorno. Se ne muoino tanti tutti insieme come alla ThyssenKruppm, tornano a fare notizia, escono dal dimenticatoio in cui in cui l'ideologia del mercato e le baggianate del postindustrialismo li avevano incatenati.
I media, troppo a lungo e colpevolmente silenti, riaprono gli occhi. Per quanto chissà. Ma l'unico modo per non parlare più degli operai morti è quello di raccontarli da vivi, guardarli e mostrarli nella loro quotidianità fatta di sfruttamento e alienazione che garantiscono la ricchezza di pochi e il Pil di tutti. Se oggi è possibile una diretta come quella che sabato pomeriggio ci ha regalato Rainews24 da Torino, in cui si è connessa la sconfitta dell'80 alla Fiat alla strage di oggi alla ThyssenKrupp, è perché il sottile filo rosso del racconto sociale non si è mai del tutto spezzato. Grazie a piccoli giornali che non si sono imbarcati nel bastimento della presunta modernità liberista. Grazie a giornalisti curiosi e coraggiosi che hanno preferito l'inchiesta alla carriera. Grazie a testate come Rainews24 o come alcune enclave del Tg3 che hanno continuato a cercare nel corpo vivo della società. Esemplare da questo punto di vista è il lavoro di Santo Della Volpe dentro il mondo del lavoro per raccontare cosa è diventato. Tre reportage, una giornata passata insieme a un operaio di Mirafiori («Vita da operaio»), una con un bancario («Vita da impiegato») e un'altra con due lavoratori della terra, un contadino-imprenditore emiliano e una bracciante pulgliese («La terra è bassa»). Tre storie di lavoro e di vita che narrano la difficoltà di arrivare a fine mese, raffrontando le condizioni materiali di ieri e di oggi per verificarne l'impoverimento. Oggi un operaio Fiat deve lavorare il doppio degli anni per comprare l'utilitaria che lui stesso costruisce, non può mandare la figlia in gita scolastica. E il bancario che ha perso status e stipendio deve stringere la cinghia, mentre la bracciante - come l'operaio - ha un solo sogno che si allontana nel tempo, riforma dopo riforma: il giorno della pensione. Mentre ieri una famiglia operaia poteva offrire ai figli un futuro migliore, oggi vive con l'aiuto dei genitori e i figli sanno che vivranno peggio, più poveri e precari, di chi li ha messi al mondo.
Uomini e donne in carne e ossa che ci raccontano cosa è diventato il lavoro. Sono gli invisibili a parlare, che soffrono di questa invisibilità più ancora del loro salario che perde potere d'acquisto, mentre loro perdono potere, il potere di cambiare la loro condizione e, anche un po', la società. Queste storie le abbiamo viste e ascoltate a Primo Piano, Tg3. Ne aspettiamo altre, possibilmente in prima serata. E speriamo che si apra una sana competizione tra giornalisti e tra testate giornalistiche, radiofoniche, televisive, che riporti in diretta la materialità della vita. Una diretta che potrebbe insegnare molto anche alla politica che tanto ha contribuito a chiudere il lavoro nella prigione dell'oblio.

lunedì 28 gennaio 2008

IL TRENO DEI DESIDERI

DAL IL MANIFESTO
Gli operai muoiono

Camminavano sui binari: 18 lavoratori travolti da un treno
m.ca
I morti questa volta non sono minatori. In Cina l'ultima strage di lavoratori - 18 morti e 9 feriti - è avvenuta in superficie, lungo i binari della ferrovia. E' accaduta mercoledì, ma la notizia è venuta fuori solo ieri. Le forti nevicate e il maltempo che imperversano nella provincia di Shandong hanno reso difficili le «comunicazioni», sostiene un portavoce dell'azienda per cui lavoravano gli operai travolti dal treno veloce Pechino-Qingdao. Alla strampalata «giustificazione» si accompagnano ricostruzioni piuttosto oscure della terribile sciagura. L'impressione è che le ferrovie cinesi cerchino di scaricare la responsabilità sull'azienda che aveva in appalto i lavori di manutenzione. E viceversa.
Alle 20,30 nei pressi di Anqui un treno ha investito una squadra di manutentori che, al buio, camminava sul binario per raggiungere la massicciata da rimettere in sesto. I lavori, sostengono le ferrovie, dovevano iniziare alle 22. E da quell'ora i treni in transito dovevano abbassare la velocità a 45 chilometri all'ora. Gli operai si trovavano nel posto sbagliato all'ora sbagliata. «Hanno usato i binari come scorciatoia e per arrivarci hanno abbattuto una staccionata», dichiara alla tv un funzionario delle ferrovie. Alle palesi violazioni delle norme di sicurezza si è aggiunta la sfortuna: «Camminavano sull'unico binario su cui a quell'ora era previsto il passaggio di un treno».
Questa versione inchioda l'azienda di manutenzione. E però la strage è avvenuta alla vigilia della Festa della primavera, con centinaia di milioni di cinesi in viaggio - soprattutto in treno - verso villaggi natali e località turistiche. E' possibile che le ferrovie, sotto stress per il maggior numero di treni in circolazione, abbiano pasticciato nel comunicare ai convogli in transito da Anqui l'ora in cui abbassare la velocità. Resta il fatto che nessuna azienda dovrebbe far camminare i suoi dipendenti lungo i binari, né di giorno né tantomento di notte.
Il ministro dei trasporti si limita a dichiarare che le condizioni dei 9 feriti ricoverati in ospedale sono stabili, che nessuno sul treno si è fatto male e che il traffico, dopo «una breve sospensione», è ripreso normalmente.
Due giorni fa il governo cinese ha reso note severe sanzioni (espulsione dal partito ed estromissione dagli incarichi pubblici) per 183 manager e funzionari responsabili di 5 gravi «incidenti» sul lavoro che hanno causato 180 vittime.


giovedì 24 gennaio 2008

LA BOMBOLA DEL GAS


Bolzano, morte al Palaghiaccio
dal IL MANIFESTO


L'esplosione di una bombola uccide un operaio. Poteva investire decine di bimbi
Un secondo lavoratore ustionato dallo scoppio. A Spoleto perde la vita un agricoltore travolto dal trattore. Altri tre feriti: a Porto Marghera, in provincia di Piacenza e nel vicentino
Roma

Un infortunio sul lavoro che avrebbe potuto trasformarsi in una strage: ieri al Palaghiaccio di Ora, un paesino alle porte di Bolzano, è morto un operaio, e un altro è rimasto ferito, a causa dell'esplosione di una bombola di gas usata per alimentare l'impianto di raffreddamento. Nella pista di pattinaggio del Palaghiaccio, per fortuna a distanza dal luogo dell'esplosione, erano presenti due classi (una liceale e i bambini di una materna) per i loro quotidiani allenamenti di educazione fisica: i fumi dello scoppio li hanno in parte investiti, cosicché una ventina di loro, per precauzione, sono stati portati al pronto soccorso. Per fortuna se la sono cavata con un grande spavento e sono stati dimessi dall'ospedale poco dopo il loro ricovero.
Purtroppo, però, non è stato altrettanto «fortunato» l'operaio decedutom, Franz Baumgartner, di 56 anni. La disgrazia è avvenuta alle 10.30. L'impianto sportivo a quell'ora era affollato di bimbi dell'asilo e di allievi della media superiore. Come avviene periodicamente è entrato nel piazzale davanti alla pista un furgone con le bombole piene di ammoniaca, il gas che alimenta il circolo di refrigerazione. Il guidatore, Baumgartner, addetto di una ditta specializzata, era appena sceso dal veicolo quando una delle bombole è scoppiata. L'uomo è morto all'istante orrendamente sfigurato dall'esplosione, con i frantumi della bombola e con le lamiere del furgone scaraventati a una quarantina di metri di distanza. «Con tutta evidenza, al momento dello scoppio della bombola c'è stata anche un'invasione di angeli custodi», ha detto Walther Depaoli, il responsabile dei pompieri che ha coordinato le operazioni di soccorso. La bombola esplosa, infatti, era stoccata nel furgone assieme ad altre otto, di cui quattro erano piene di gas. Fortunatamente le valvole hanno resistito e così è stata evitata un'esplosione a catena, con i conseguenti proiettili di metallo che avrebbero potuto raggiungere i ragazzini che sciamavano nell'impianto.
Al momento sulle cause non c'è alcuna certezza: gli investigatori ipotizzano che possa essere stata determinata da un difetto della bombola esplosa, ma dalle prime indagini non si è saputo con certeza se l'azienda altoatesina dove i contenitori sono stati caricati di gas fosse in regola con le prescrizioni di legge. I carabinieri sono stati incaricati di svolgere indagini anche nella fabbrica delle bombole.
A Venezia intanto proseguono le indagini dello Spisal per la morte di due operai nella stiva della World Trader, nave panamense carica di soia, in seguito all'incidente avvenuto venerdì scorso durante le fasi di scarico al porto di Marghera. Oggi il pm Gianni Pipeschi affiderà gli incarichi ai periti per l'autopsia sui corpi di Paolo Ferrara e Denis Zanon. I vertici del Centro intermodale adriatico (Cia) di Marghera si dicono «pronti a fornire la massima collaborazione al titolare dell'inchiesta pur di fare chiarezza sull'incidente».
Ma ieri si è verificato purtroppo un altro incidente a Marghera, per fortuna non mortale. Un operaio è finito in un canale con una macchina spazzatrice industriale, non riportando ferite gravi. L'operaio, che stava lavorando al Terminal intermodale Venezia (Tiv), stava ripulendo una banchina da residui di operazioni di scarico da una nave. Immediatamente è stato proclamato uno sciopero da parte delle maestranze del terminal.
E da Nord a Sud, quella di ieri è stata un'altra giornata di morti e feriti. Un agricoltore di 40 anni è morto in provincia di Spoleto, travolto dal trattore che stava guidando. Nel piacentino, alla Sterilton di Casaliggio, un operaio di 29 anni, Carlo Antonuccio, è stato ricoverato e si trova ora in prognosi riservata dopo essere precipitato da un'altezza di otto metri, durante lavori di manutenzione dello stabilimento conserviero. Infine nel vicentino, un operaio di 25 anni, Massimo Tonin, è stato attraversato da una scarica elettrica di 20 mila volt durante lavori di manutenzione di uno stabilimento: ha riportato ustioni di secondo e terzo grado.

martedì 15 gennaio 2008

Minacciando dimissioni

Caltanissetta. Infortuni sul lavoro. Gli Ispettori minacciano dimissioni.

Dal sito SICILIAINFORMAZIONI

Mentre sul panorama nazionale si fa sempre più incalzante l’esigenza di trovare una rapida soluzione per arginare l’impennata del fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle “morti bianche,” e per debellare il lavoro sommerso, la situazione, in Sicilia, rischia la paralisi.

Nonostante il Presidente della Repubblica Napolitano, il Presidente del Consiglio Prodi e il Ministro del Lavoro Damiano abbiano più volte auspicato la valorizzazione della figura degli Ispettori del Lavoro tramite l’attribuzione a costoro di maggiori poteri e mezzi, in realtà, nella nostra regione, i segnali sembrano andare verso tutt’altra direzione.

I Funzionari Direttivi in possesso delle mansioni ispettive, in servizio presso l’Ispettorato Provinciale del Lavoro di Caltanissetta, l’8 gennaio scorso, hanno deciso, alla fine di un’assemblea interna, di rinunciare alle mansioni ispettive loro attribuite ai sensi dell’art. 8, co.1 della L.628/1961 in aggiunta alle funzioni di base, e di riconsegnare al Capo Servizio dott. Antonino Napoli le proprie tessere di riconoscimento.

Questo sembrerebbe l’epilogo di una vicenda iniziata nell’ottobre 2007, quando gli stessi Ispettori, in considerazione delle precarie condizioni in cui versano nell’espletamento delle loro funzioni, avanzano delle richieste, comunicandole con una circolare al Presidente della Regione Cuffaro, all’Assessore Regionale del Lavoro, al Direttore Generale del Dipartimento del Lavoro, nonché all’intero personale ispettivo degli Ispettorati Provinciali del Lavoro di tutta la Sicilia.

Tra le rivendicazioni degli Ispettori del Lavoro di Caltanissetta troviamo la richiesta del riconoscimento giuridico della qualifica di ispettore del lavoro, un’indennità di vigilanza adeguata, la stipula di un’apposita polizza assicurativa ai fini della responsabilità patrimoniale connessa allo svolgimento delle funzioni ispettive, un leasing agevolato per l’acquisto dell’autovettura da usare per l’espletamento di compiti d’istituto, la fornitura degli apparecchi informatici e telefonici necessari per l’espletamento dell’ attività esterna, nonché convenzioni particolari con case editrici per l’acquisto o l’abbonamento di riviste o pubblicazioni inerenti la normativa del lavoro in continuo aggiornamento.

La motivazione di tali pretese, si legge nella circolare, risiede nel fatto che «gli Ispettori del lavoro, nel servizio cui sono destinati, e secondo le attribuzioni a loro conferite dalle singole leggi e dai regolamenti, sono Ufficiali di polizia Giudiziaria. Gli stessi, nell’esercizio delle proprie funzioni, sono soggetti ad innumerevoli rischi di natura economica, in quanto effettuano la propria attività ispettiva esterna anticipando il denaro necessario per gli spostamenti a loro demandati e per le eventuali spese accessorie, con un notevole aggravio sul reddito mensile, considerato che i rimborsi vengono corrisposti solo a consuntivo dopo la presentazione dei giustificativi di spesa».

Continua la circolare: «gli Ispettori del lavoro sono esposti in prima linea a grossi rischi, mettendo a repentaglio la propria incolumità fisica, considerate le eventuali smodate e talora violente reazioni dei soggetti sottoposti a controllo, conseguenti all’inasprimento delle sanzioni da applicare per le violazioni delle norme in materia di lavoro. Agli Ispettori del lavoro non viene corrisposta alcuna indennità di vigilanza, né di disagio, né di reperibilità. Inoltre, gli Ispettori del lavoro, nell’ambito del servizio di vigilanza esterna, sono costretti a mettere a disposizione la propria autovettura, non potendo altrimenti svolgere attività di vigilanza in provincia, presso contrade e siti non serviti dai mezzi pubblici di linea (…). L’usura dell’autovettura non viene adeguatamente coperta, in quanto, in atto, viene solo corrisposto un quinto del costo della benzina, senza considerare l’ammortamento del costo dell’autovettura e le spese di manutenzione».
Ai loro colleghi nisseni, immediatamente dopo, si sono affiancati a poco a poco tutti gli Ispettori siciliani, con esclusione dei funzionari dell’Ispettorato Provinciale del Lavoro di Catania.

Con la trasmissione, nell’ottobre scorso, di questa circolare, gli Ispettori del Lavoro di Caltanissetta comunicavano la loro intenzione, nel caso di mancato accoglimento delle loro rivendicazioni, di rinunciare, con decorrenza da gennaio 2008, alla funzione ispettiva e di riconsegnare i tesserini.
E purtroppo così è stato. Infatti le istituzioni sembrano avere, per il momento, glissato il problema, non facendo giungere alcuna risposta in merito.
Nel frattempo gli Ispettori del Lavoro di Caltanissetta, che allo stato attuale si trovano a dover operare in condizioni alquanto proibitive, dalle parole sono passati ai fatti, decidendo in maggioranza di riconsegnare immediatamente i tesserini e di dismettersi dalle loro funzioni sine die, in attesa di provvedimenti concreti da parte degli organi competenti dell’Amministrazione Regionale.
La vicenda si prospetta complicata, poiché la rinunzia alle funzioni ispettive potrebbe configurarsi come inadempimento di un servizio pubblico e quindi dar luogo a sanzioni pecuniarie per gli ispettori. Ma intanto la lotta continua, in attesa dell’approvazione della legge finanziaria regionale che potrebbe dare delle risposte.

lunedì 14 gennaio 2008

Cina, incidenti nelle miniere: almeno 11 morti

Da sito rainews24
Sono quasi 4mila le vittime nel 2007
Sono quasi 4mila le vittime nel 2007

Ancora strage di minatori in Cina: sono almeno sei i morti in seguito ad un incendio divampato ieri in una miniera di carbone nella Cina orientale, mentre altri cinque corpi senza vita sono stati recuperati dopo l'allagamento di un canale in un'altra miniera nella provincia sudorientale dello Sichuan.

Sono solo le ultime vittime, in ordine di tempo, nel settore mineriario cinese dove la scarsa sicurezza sul lavoro e' una piaga che continua ad affliggere la Cina.

Di recente il governo ha reso noti i dati ufficiali per il 2007 secondo i quali nell'anno scorso il numero di incidenti in miniera si e' ridotto di un quinto, ma il numero di morti rimane alto: 3,786. Una cifra considerata comunque confortante rispetto a quelle registrate in precedenza: nel 2005 le vittime erano state circa 6000, stando a quanto riferisce l'agenzia di stampa cinese Xinhua.

L'ultimo incidente risale a ieri, in una miniera di carbone nella provincia orientale dello Jiangxi dove probabilmente un corto circuito ha provocato un incendio che ha sprigionato di conseguenza gas tossici. Non hanno avuto scampo i lavoratori a cento metri di profondita'. Di sei di loro sono stati recuperati i corpi senza vita, mentre si cerca ancora un disperso ma le speranze di trovarlo vivo sono poche.

ThyssenKrupp, rapporto dei manager dopo il rogo: ''Gli operai fanno gli eroi in tv''

Dal sito rainews24

Anticipazioni su un'analisi riservata interna della ThyssenKrupp vengono pubblicate oggi dal Corriere della Sera. Il documento - spiega il quotidiano - e' stato sequestrato giovedi' scorso a Terni nel corso delle perquisizioni sia in fabbrica che nelle case private dei tre massimi dirigenti italiani del gruppo gia' iscritti per omicidio e disastro colposo nel registro degli indagati.

Si tratta di analisi sulla situazione politica italiana, sulle reazioni sindacali e sociali e sull'atteggiamento dei media. Nella nota si parla della storia di Torino, dove esiste, secondo la ThyssenKrupp, ''una lunga tradizione sindacale di stampo comunista''. In altri passaggi ci si sofferma sugli ''anni di piombo'' della realta' torinese.

Poi, il documento esamina i 20 giorni successivi alla tragedia, costata la vita a 7 operai. I compagni delle vittime, dice la nota, ''passano di televisione in televisione'' e vengono rappresentati ''come degli eroi''. Cosa che rende inopportuni interventi disciplinari nei confronti dei testimoni, che non si esclude tuttavia di attuare in futuro. Infine, una considerazione politica: secono i manager dell'azienda, Prodi, che attraverserebbe un momento di ''crisi'', puo' trarre vantaggio dai fari puntati sul rogo di Torino, che distraggono l'attenzione dai problemi di politica interna.

Le reazioni
"Dopo il danno, la beffa. Nessuno di noi va di in tv, come loro asseriscono, per cercare di diventare un divo". Cosi' Antonio Boccuzzi operaio della ThyssenKrupp ospite questa mattina di 'Omnibus' su LA7, commenta le indiscrezioni trapelate su un rapporto interno dei manager dell'acciaieria sequestrato dai pm torinesi nello stabilimento di Terni. "Siamo qui solo per raccontare cosa non funziono' quella notte e cosa non funzionava in quel periodo. Credo che sia ancora una volta una totale mancanza di sensibilita' e di umanita' da parte dell'azienda. Non riesco a capire che tipo di provvedimenti possano prendere perche' nessuno ha raccontato cose non vere", ha concluso Boccuzzi.

E sullo stesso argomento Giorgio Cremaschi definisce la dirigenza della ThyssenKrupp "degli autentici mascalzoni" che mirano a intimidire gli operai. "Tra le righe - spiega - si intende che si preparano ad intimidire i lavoratori che dovranno testimoniare in tribunale".

"Se il documento sequestrato dalla magistratura a Terni e' vero e comunque non e' il frutto isolato di un funzionario che cerca di far quadrare cose che non quadrano, sarebbe un inquietante volta faccia dei vertici della Thyssen". Lo dice il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino a proposito del documento che sarebbe stato sequestrato dagli inquirenti e di cui parla il Corriere della Sera.

Il sindaco Chiamparino ritiene questo documento "non cosi' importante in quanto potrebbe anche trattarsi dell' opera di una persona singola e quindi di un fatto in qualche modo limitato", ma non nasconde comunque il suo disappunto: "Quando l'ad della Thyssen Italia Harald Espenhahn e altri suoi colleghi sono venuti da me hanno usato ben altre parole nei confronti della citta' e degli operai, bisogna capire ora se i pensieri contenuti in questa nota rappresentato il parere dell' azienda o di qualcuno in specifico. I riferimenti su Torino e sulla storia democratica e sociale, disegnata come una caricatura - conclude il sindaco - sono comunque ignoranti e strumentali, e quelli sui lavoratori della Tyssen di Torino gravissimi".

Piu' duro Giorgio Airaudo, segretario cittadino Fiom: "non sono stupito che le imprese facciano analisi politiche, neppure che le facciano riproponendo un'idea di comando che non hanno mai lasciato. Le imprese non sono mai state e non sono strutture democratiche e questo dovrebbe far pensare chi, come Veltroni, parla di lavoratori-imprenditori". Ma la cosa piu' grave, secondo Airaudo, e' quanto detto sui lavoratori della Tyssen di Torino: "sappiano - ha concluso - che questi lavoratori non saranno mai lasciati soli e che verranno difesi. E' gravissimo che l'azienda possa dire certe cose e pensare a vendette nei confronti dei suoi operai dopo averli esposti a rischi cosi' pesanti".

mercoledì 9 gennaio 2008

Due incidenti mortali sul lavoro, nel cuneese e nel varesotto

In soccorso i vigili del fuoco
In soccorso i vigili del fuoco

Riccardo Demichelis, 42 anni, ha perso la vita in un incidente sul lavoro avvenuto nella zona tra Caramagna Piemonte e Sommariva del Bosco, in provincia di Cuneo. L'uomo era alla guida di una macchina per movimento terra, su cui stava lavorando in un cantiere nei pressi dell'autostrada Torino-Savona, nei pressi dell'intersezione con la provinciale 29 tra Caramagna e Sommariva.

Il mezzo si è ribaltato ed è finito in un canale a lato della carreggiata, dove c'era acqua. Nonostante gli sforzi, i vigili del fuoco non sono ancora riusciti a rimuovere subito il mezzo e a estrarre il cadavere. Sul posto sono anche intervenuti i carabinieri della stazione di Racconigi e gli uomini del 118.


Un 71enne invece ha perso la vita dopo essere caduto da un silos a cinque metri dal suolo. Portato in gravissime condizioni all'ospedale di Circolo di Varese, Luigi Sguzza, residente a Venegono Superiore (Varese) è deceduto qualche ora dopo.

L'incidente è avvenuto attorno alle 10.30 alla ditta 'Axial', nella zona industriale di Vedano Olona (Varese), che si occupa di termoplastica. Stando alle prime informazioni, l'anziano uomo era assunto con un contratto a progetto. Sempre secondo le ricostruzioni fatte dai carabinieri di Malnate, il settantunenne sarebbe salito in cima a un silos per verificare se fosse il caso di saldare un 'turbo separatore'. Nella caduta ha riportato un forte trauma cerebrale e altre gravi fratture diffuse.

lunedì 7 gennaio 2008

L'ombra della legge

Sicurezza sul lavoro, una legge con qualche ombra

(il manifesto, 5 gennaio 2008)


Alberto Burgio*

Gianni Pagliarini**


Dolore, rabbia, sdegno. Con questi sentimenti abbiamo accompagnato i sette morti di Torino, vittime di una strage che narra la sorte toccata al lavoro operaio nel nostro Paese. Siamo stanchi di retorica, perciò scegliamo un'altra strada. Quella dell'analisi. Della documentazione, dell'informazione, della battaglia istituzionale. Del resto, non nutriamo illusioni armonicistiche. Gli interessi in gioco non dileguano per aver mimato il dovuto omaggio ai feretri. Restano in campo, forti come ieri. Sbaglia chi mena scandalo per le risentite reazioni padronali («non si può dire che le imprese non facciano la loro parte!»). Sbaglia chi si sorprende per certi proclami minimalisti di parte «democratica» («dopo il protocollo di luglio non servono nuove leggi per la sicurezza del lavoro»). Sbaglia, purtroppo, anche chi si stupisce per il convergere di qualche sindacato sulle posizioni della controparte. «Lavorare di più per guadagnare di più!», come se non avessimo alle spalle una lunga storia di riduzione dei livelli salariali a fronte di un boom dei redditi da capitale. «Ridurre il peso fiscale sul lavoro!», come se un minor gettito non si traducesse in ulteriori tagli alla spesa sociale, quindi in nuovi abbassamenti delle retribuzioni. A guardar bene i conti tornano. Ciascuno combatte dalla propria trincea in quella che - lo notiamo senza enfasi - somiglia molto a una guerra.

Analisi, dicevamo, e informazione. L'argomento all'ordine del giorno è il nuovo Testo unico sulla sicurezza del lavoro che il governo, d'intesa con le regioni, gli enti preposti e le parti sociali, sta mettendo a punto sulla base delle legge-delega votata dal parlamento nell'agosto scorso. Una prima bozza del decreto legislativo (destinato a sostituire la normativa vigente in materia di servizi di prevenzione e protezione, di prevenzione incendi e sorveglianza sanitaria, di consultazione, formazione e informazione dei lavoratori) è stata diffusa in questi giorni. Riteniamo utile discuterne, tanto più che non mancano seri motivi di allarme. A fronte di importanti novità, il nuovo testo presenta infatti norme a nostro giudizio sbagliate e pericolose. Non soltanto imprecise o mal scritte (e in taluni casi persino incostituzionali). Ma anche tali da configurare - contro il dettato della stessa legge-delega - un abbassamento dei livelli di protezione e una riduzione dei diritti dei lavoratori e dei loro rappresentanti. Vediamo in rapida sequenza alcuni esempi cruciali.

In materia di interpello, la bozza di decreto prevede (art. 12) che il parere discrezionale della Commissione (cioè di un organo amministrativo) decida dell'applicabilità o meno della legge penale (contro quanto disposto dalla Costituzione agli artt. 25 e 101). In tema di attività ispettiva (art. 13) si solleva l'Ispettorato del lavoro dall'obbligo, oggi vigente, di informare preventivamente i servizi di prevenzione delle Asl. Ai fini della sospensione di un'attività imprenditoriale, il decreto aggiunge (art. 14) la condizione che la violazione della disciplina sui tempi di lavoro coinvolga almeno il 20% del personale occupato, dimenticando che la norma già prevede che si tratti di violazioni reiterate. E ancora. La bozza del governo rende meno frequenti rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente le visite obbligatorie del medico negli ambienti di lavoro (art. 24). Lascia indeterminate le caratteristiche strutturali e funzionali dei servizi di prevenzione interni (puntualmente definite nel d.lgs. 626/94) e addirittura contempla l'ipotesi che tali servizi vengano esternalizzati nelle strutture di ricovero e cura (art. 31), dimenticando che il rogo della camera iperbarica all'Istituto Galeazzi di Milano (11 morti) avvenne proprio per l'omessa valutazione dei rischi da parte di un responsabile esterno, ignaro delle caratteristiche di quell'impianto. Infine - ma un elenco dettagliato sarebbe ben più lungo - il decreto esime il datore di lavoro dall'obbligo di fornire al rappresentante per la sicurezza le informazioni in precedenza archiviate nel registro degli infortuni sul lavoro.

Che dire? A noi non interessa una polemica fine a se stessa. Lasciamo quindi sullo sfondo ogni considerazione sulle probabili cause di questi e altri seri difetti della bozza del governo. Ci preme soltanto che vi sia la disponibilità a discuterne e ad eliminarli dal testo definitivo. Chiudiamo con un'ultima considerazione. La vicenda del protocollo sul welfare ha rappresentato una gravissima violazione delle prerogative parlamentari. Non vorremmo che adesso - facendosi scudo della delega - il governo ripetesse l'errore di tirare diritto, estromettendo il parlamento dalla elaborazione dei decreti legislativi. Ciascuno rifletta sulle proprie responsabilità. La sicurezza dei lavoratori non è materia su cui si possano accettare compromessi. Non basta piangere i morti, si ha il dovere morale e politico di prevenire gli incidenti.

* deputato Prc-Se Commissione Lavoro

** deputato Pdci, Pres. Commissione Lavoro
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