"Quella delle morti sul lavoro e' una questione nazionale di grande drammaticita' e peso umano e sociale. Ma stavolta, per il modo in cui tanti giovani operai hanno perso la vita, siamo di fronte a qualcosa che va oltre: a qualcosa di atroce". E' quanto scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo contributo al volume che accompagna la mostra "Chi muore al lavoro" sulla tragedia della ThyssenKrupp del 6 dicembre scorso, presentata, oggi, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.
"Sento fortissima la pena di dover tornare ad esprimere sentimenti di lutto ed indignazione. Ma sento il dovere di ritornare su considerazioni e appelli che rimangono, purtroppo, di dolorante attualita'. Occorre - prosegue il Capo dello Stato - che ciascuno si assuma le sue responsabilita'. A cominciare dalle imprese, ognuna delle quali, quando si verifichi un incidente sul lavoro o comunque grave, deve dar conto dei propri comportamenti dinanzi alla magistratura e a tutti i poteri interessati".
"Tutte le imprese - afferma ancora il Presidente Napolitano - devono essere pronte a raccogliere, prima che sia troppo tardi, gli allarmi e le segnalazioni che vengono dai sindacati e dagli stessi lavoratori. Debbono far meglio la loro parte le stesse rappresentanze dei lavoratori. E oltre che dalle forze politiche, sociali e culturali, anche dai mezzi di informazione deve venire l'impulso necessario all'affermazione di una rinnovata cultura del lavoro, del suo ruolo, della sua dignita', della sua tutela".
"Negli ultimi tempi - conclude nel suo messaggio il Presidente Napolitano - sono state introdotte misure di rafforzamento delle normative e dei controlli volti a prevenire e sanzionare incidenti cosi' numerosi e gravi. E se puo' darsi che occorra, su cio' Governo e Parlamento devono fare chiarezza, modificare ulteriormente le leggi che intervengono su tale scottante materia, e' assolutamente certo che siano necessari sforzi maggiori per imporre e verificare il rispetto dei vincoli di legge gia' vigenti".
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