venerdì 7 marzo 2008
CONTROLLI IN SICILIA
da sito rainews24
Oltre 120 cantieri edili sono stati ispezionati in Sicilia dai carabinieri per verificare le condizioni di sicurezza per i lavoratori. Denunciati 48 imprenditori per vari reati e violazioni in tema di mezzi di protezione e gia' applicate sanzioni pecuniarie per 500 mila euro.
L'operazione, che ha impegnato 300 militari, e' stata condotta tra il 4 marzo e stamattina dal Comando Regione carabinieri Sicilia e dal Nucleo ispettorato del lavoro, in collaborazione con l'assessorato regionale al Lavoro.
Nel corso delle verifiche e' emerso anche che il 25% dei lavoratori identificati erano impiegati 'in nero'. Rilevati, inoltre, elementi utili per accertare l'incidenza della mafia nel mondo degli appalti pubblici.
giovedì 6 marzo 2008
LA SCOSSA
Un opeario di 39 anni è morto oggi pomeriggio a Cerano, in provincia di Novara. L'uomo, dipendente di una ditta di Legnano (Milano), specializzata in demolizioni, si occupava di una serie di lavori ai capannoni di un'azienda di Cerano, la Sisco, chiusa dal 2002.
Probabilmente l'operaio ha toccato alcuni fili che portavano la corrente elettrica ed è rimasto fulminato. Nonostante la fabbrica non fosse più attiva da sei anni, il contratto con l'Enel non era mai stato disdetto e quindi nella cabina elettrica c'era ancora la corrente. Ma non c'era più alcuna protezione.
SOTTO IL TRENO
Operaio ucciso a Milano da treno in transito

Un operaio di una ditta che lavora per conto delle Ferrovie dello Stato e' stato travolto e ucciso da un treno in transito. E' accaduto la notte scorsa a Milano poco prima dell'una in via Cristina Belgioioso, alla periferia cittadina lungo la linea Torino-Milano.
In quel punto c'e' un cantiere, che stava per aprire, per alcuni lavori sulla massicciata. La vittima, 50 anni, e' il responsabile del cantiere. I lavori sarebbero dovuti incominciare poco dopo l'incidente. L'uomo e' stato immediatamente soccorso sul posto dal '118' ed e' morto poco dopo.
mercoledì 5 marzo 2008
FINALMENTE
"Giovedì mattina il Consiglio dei ministri approverà il decreto legislativo che
abbiamo elaborato in mesi di lavoro". Ad annunciarlo è il presidente del Consiglio Romano Prodi dopo l'incontro a porte chiuse avuto per oltre un'ora nel palazzo del municipio di Molfetta con le famiglie dei cinque lavoratori morti nell'incidente di ieri.
"Questo è l'impegno che dobbiamo prendere di fronte alle famiglie delle vittime di questa tragedia alle quali abbiamo anche assicurato col presidente della Regione Puglia e i rappresentanti delle comunità locali aiuto e vicinanza".
"Ma bisogna anche dire che questo non basta, occorre un impegno, la messa in atto delle norme legislative; ci vuole l'impegno dei datori di lavoro e dei
lavoratori nell'applicare giorno per giorno le regole di sicurezza sul lavoro".
Nel pomeriggio il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, aveva però rivelato che "ci sono resistenze della Confindustria sul tema delle sanzioni. Mi auguro vengano superate. Il Paese si aspetta una risposta dovuta, seria e forte".
Come muoiono 5 operai?
dal sito rainews24
I periti della procura di Trani sono al lavoro per trovare risposte alle molte domande aperte sull'incidente costato la vita a cinque persone, lunedi', al Truck Center di Molfetta. Innanzitutto: perche' quella cisterna era ferma da due mesi in un parcheggio di Bari dopo aver trasportato un carico di zolfo a fine dicembre? E ancora: trasportava solo zolfo? Interrogativi sui quali stanno indagando anche i carabinieri del comando provinciale di Bari, coordinati dal Colonnello Gianfranco Cavallo. L'avvocato della Truck Center, Edi Marletta, ha denunciato che a poche centinaia di metri dallo stabilimento dove si e' verificato l'incidente una decina di giorni prima aveva aperto un centro commerciale dove ora si lamenta un cattivo odore di zolfo e altre sostanze che tengono lontani i clienti. Per questa mattina alle nove e' previsto un corteo di lavoratori che sfilera' per le strade di Molfetta in segno di lutto e protesta contro l'ennesima strage sul lavoro.
martedì 4 marzo 2008
Sempre e per Sempre
dal sito REPUBBLICA.IT
Fulminato dalle esalazioni di acido solforico il primo lavoratore, forse senza autorespiratore
Vittime anche i compagni scesi per aiutarlo. Un quinto in gravi condizioni
Molfetta, strage in un'autocisterna
Quattro operai morti intossicati
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I soccorritori alla Truck Center
Morti nel tentativo di salvare il compagno. Tra le vittime - tre di Molfetta, una di Andria - c'è Vincenzo Altomare, titolare dell'azienda Truck Center, un operaio e l'autista dell'autocisterna che si sono gettati nel serbatoio dell'autocisterna con grande generosità e senza pensare troppo alle precauzioni. Hanno tentato di salvare il compagno di lavoro ma sono stati loro stessi vittime di quell'aria fetida e letale.
LA MAPPA
Le vittime. L'incidente è avvenuto nel pomeriggio, intorno alle sedici, sotto il capannone all'estrema periferia di Molfetta, dove trovano rimessaggio i veicoli industriali. I soccorritori hanno disteso i corpi sul pavimento di cemento, nascosti sotto alcuni lenzuoli bianchi, a pochi metri dall'autocisterna bianca che si è trasformata nella loro bara: Vincenzo Altomare, 64 anni; Guglielmo Mangano, 44 anni; Biagio Sciancalepore di 24 anni, e Luigi Farinola, 37 anni.
Una vedova è incinta. Davanti al cancello dell'azienda, i parenti delle vittime sono mischiati ai tanti carabinieri, ai politici, ai vigili del fuoco. C'è una donna incinta che piange tra le altre donne che il lavoro ha reso vedove: è la moglie di uno degli operai morti intossicati. Darà alla luce una bambina tra qualche settimana ma la bambina non vedrà mai il suo papà.
Inchiesta della magistratura. L'azienda è stata sequestrata, l'autocisterna e il capannone dove era posteggiata sigillato da un nastro rosso e bianco. Forse il magistrato non ordinerà l'autopsia perchè è "palese la causa di morte", ma dai carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, il pm vuole sapere se sono state rispettate tutte le norme antinfortunistiche.
La dinamica. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Giovanni Micunco, ha ricostruito la dinamica dell'incidente. Una pompa d'acqua stava lavando l'interno della cisterna. Un primo operaio si è affacciato dal passo d'uomo per accertarsi come stava andando il lavoro. Investito da un'esalazione letale di acido solforico sprigionato dalla reazione zolfo e acqua, l'operaio è caduto nella cisterna. L'autista del veicolo e un altro operaio non hanno perso tempo e si sono calati nel tentativo di soccorrere il compagno di lavoro ma anche loro sono stati vittime dell'acido solforico. Qualcuno ha chiamato il titolare dell'azienda che era a casa e lui, mentre ancora in auto correva verso il capannone, ha telefonato al 118. Ma quando sono arrivati i pompieri, anche Vincenzo Altomare era disteso sul fondo dell'autocisterna.
"Una tragica catena di morte". L'incidente di oggi a Molfetta è del tutto simile a quello accaduto non più di un mese e mezzo fa a bordo di una nave attraccata a Porto Marghera. Morirono soffocati due operai calati nella stiva del mercantile satura di anidride carbonica; intossicato un terzo compagno di lavoro che aveva tentato di soccorrerli. "Una tragica catena di morte", come ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dalla tragedia della Thyssen a oggi, si è registrato un lutto al giorno. A testimonianza che il problema della sicurezza sul lavoro è tutt'altro che risolto.
lunedì 3 marzo 2008
L'acciaio Cinese
L'acciaio radioattivo fa bene alla salute
DAL SITO CANISCIOLTI.INFOE’ notizia di oggi quella secondo cui i carabinieri del Comando Tutela Ambiente hanno proceduto al sequestro di 30 tonnellate di acciaio inox provenienti dalla Cina, contaminate da Cobalto 60, isotopo radioattivo ad elevata radiotossicità e periodo di dimezzamento nell’ordine dei 6 anni.
Il materiale radioattivo era giunto in Italia lo scorso maggio (cioè quasi un anno fa) nel porto di La Spezia e proviene dal più grande impianto siderurgico del mondo di proprietà della società cinese Tysco. Il materiale grezzo contaminato è stato utilizzato da importanti società italiane che lo hanno lavorato e messo in commercio, ma i nomi delle suddette società non sono stati resi noti dai carabinieri, probabilmente per evitare che subissero un danno d’immagine. Sono state rese pubbliche solamente le province, Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova dove sono stati effettuati i sequestri.
La contaminazione non è stata scoperta lo scorso maggio al momento dell’arrivo del carico in Italia, in quanto la nostra legislazione (nonostante 15 anni di governi “riformisti”) non prevede che siano effettuati controlli radiometrici al momento dello sdoganamento per quanto riguarda i materiali semilavorati, mentre limita tali controlli solo ai rottami metallici. A distanza di quasi un anno la contaminazione da Cobalto 60 è stata scoperta, in maniera fortuita, grazie a successivi controlli che avevano per oggetto gli scarti di lavorazione, quando già il materiale sotto forma di laminato si apprestava ad essere impiegato, e in parte probabilmente lo è stato, nelle diverse produzioni industriali di camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe ciminiere e quant’altro.
La notizia racchiusa in modesti trafiletti sulle pagine dei nostri giornali, quasi invisibile fra i fiumi di parole dedicati al Festival di Sanremo e alla campagna elettorale di Veltrusconi sarebbe già di per sé sconvolgente, se non fosse che la conclusione cui i media giungono per liquidare le conseguenze della vicenda, sconvolge in maniera assai più drammatica e profonda.
Sul Corriere della Sera, al fondo del trafiletto che tratta l’argomento, omettendo di citare il nome delle imprese incriminate, si può infatti leggere che “gli inquirenti escludono ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente”.
L’acciaio contaminato dal Cobalto 60, importato non si sa da chi, lavorato non si sa da chi, distribuito non si sa a chi, risulta perciò radioattivo solo empiricamente, in quanto tale radioattività non nuoce tanto ai lavoratori che lo maneggiano, quanto alle persone che potrebbero goderne nel caminetto del salotto, quanto all’ambiente nel quale è stato collocato.
Dormite pure sonni tranquilli, abbiamo leggi che non prevedono controlli di sicurezza, i cinesi hanno fatto uno sbaglio accidentale, noi accidentalmente non ce ne siamo accorti se non dopo 10 mesi durante i quali il materiale radioattivo ha viaggiato per l’Italia ed è stato lavorato, ma dormite comunque sonni tranquilli e se aveste qualche incubo vorrà dire che manderemo in TV qualche esperto del calibro di Veronesi a spiegare a tutti gli italiani che la radioattività, se presa a piccole dosi, può perfino far bene alla salute, come un bicchiere di vino al giorno.
Marco Cedolin - marcocedolin.blogspot.com

